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ITINERARIO TURISTICO
Una passeggiata al centro storico
L'abitato più antico di Bassano sorge su uno sperone tufaceo, delimitato da due
valloni.
Nel suo caratteristico insieme presenta ambienti e manufatti di
pregevole gusto.
Iniziamo la visita da Piazza Umberto I, la principale piazza
del paese, di forma quadrangolare, risultato di trasformazioni urbanistiche
iniziate nel XVII secolo. Sul suo lato Nord prospetta la chiesa parrocchiale,
sul lato Ovest il Palazzo Giustiniani-Odescalchi e sul lato Est palazzetti
settecenteschi tra cui il palazzo municipale. A Sud la piazza si apre con una
vista sui tetti delle abitazioni sottostanti e sui boschi di castagno
prospicienti il paese. Al centro vi è una fontana del XIX secolo a due coppe
sovrapposte, con vasca a pianta cruciforme. Sembra che quella originale,
attribuita al Vignola, sia stata trasferita negli Stati Uniti.
Ammiriamo la chiesa parrocchiale intitolata a "Maria Santissima Assunta" che
sorge, in parte, a ridosso del Palazzo Giustiniani-Odescalchi ed è frutto di un
ampliamento della chiesa quattrocentesca effettuato nel 1703. Su mandato del
Principe, Don Vincenzo (II) Giustiniani, il giorno 25 aprile di quell'anno,
l'arciprete Don Bartolomeo Mosconi tenne la cerimonia di benedizione delle
fondamenta, alla presenza della nobile famiglia nonché di tutto il popolo. La
prima pietra fu solennemente posata dal Principe, dando così la possibilità di
estendere la preesistente chiesa ormai troppo piccola per le esigenze spirituali
della popolazione.
In conseguenza di questo ampliamento, la parte absidale della nuova chiesa ha le
fondamenta poggianti direttamente sul fondo del vallone. Vista dal ponte "delle
Vaschie" (che scavalca il vallone) essa si erge quindi esageratamente slanciata.
La facciata della chiesa in pietra locale, spartita da sei paraste, è arricchita
da due piccoli campanili sormontati da globi e croci latine. Al di sopra della
finestra rettangolare è presente un orologio e, al centro del bordo superiore,
uno stemma della famiglia Giustiniani che ne interrompe la profilatura. Tutto è
sormontato da una statua marmorea della Vergine poggiata su un basamento posto
in alto, al centro della facciata.
L'interno è a navata unica, con volta a botte e pianta a croce latina. Nella
parete di fondo, al di sopra della porta centrale d'accesso, vi è un coro del
XIX secolo in legno dipinto. Risale agli anni appena posteriori al 1854,
allorché il feudo fu acquistato dagli Odescalchi.
Nel coro è custodito un organo che risale agli inizi del XVIII secolo. (Risulta,
da un' incisione eseguita su una canna di detto strumento, che il 7 agosto 1767
fu operata una pulitura della testata dell'organo).
Nella prima cappella a destra, un dipinto (secolo XVII) raffigura San Luigi
Gonzaga.
Nella seconda cappella a destra, entro un'edicola posta sopra l'altare, è
collocata una statua lignea della Madonna col Bambino del XIX secolo.
Nella terza cappella a destra si nota un dipinto risalente al XVIII secolo,
raffigurante la "Mater dolorosa" ornata da una corona d'argento. Nell'altare
sottostante è stato ricavato un sepolcro dove il 16 settembre 2001 fu traslata
la Salma del Servo di Dio Eugenio dell' Addolorata. Studente passionista, nacque
a Bassano il 25 febbraio 1883 con il nome di Giuseppe Venanzi, figlio di
Vincenzo e Felicissima Frediani, morì in odore di santità il 29 luglio 1900.
Sopra l'altare del braccio destro del transetto, un dipinto del XVII-XVIII
secolo rappresenta San Pietro. Nei pressi dell’altare vi è il fonte battesimale,
realizzato in bronzo e marmo, mentre di fronte, nel braccio sinistro, è
riprodotto un buon dipinto di scuola del Guercino raffigurante il martirio di
San Gratiliano, patrono di Bassano.
L'altare maggiore, dipinto a trompe-l'oeil inquadra una pala che rappresenta
l'Assunzione della Vergine. L'opera eseguita nel XX secolo, reca in basso a
destra la firma dell'autore: Giuseppe Cellini. In una stanza sopra il coro, a
sinistra dell'altare maggiore, sono conservate le reliquie di San Luciano e la
testa di S. Gratiliano, contenuta in un busto d’argento sbalzato e cesellato.
Dal transetto, verso l'uscita, percorrendo la parte sinistra della navata,
incontriamo la cappella della Madonna del Rosario, contenente una tela, buon
lavoro di scuola accademica del XVII secolo.
A seguire, sopra il secondo altare, vi è un dipinto del secolo XVII raffigurante
San Giovanni Evangelista che, per le sue caratteristiche, riprende motivi dei
Caracci e del Caravaggio.
Nell'ultima cappella, verso l'uscita, è raffigurato, invece, Sant'Antonio Abate,
particolarmente venerato dai bassanesi e festeggiato il 17 gennaio con grande
partecipazione di popolo.
Dalla piazza percorriamo la
Via Maria Giustiniani. E' la via più antica che
attraversa il borgo nella sua dorsale, collegando le due antiche porte: quella
di accesso alla piazza, ricavata nel lato Sud del Palazzo e l'altra, alla fine
del primordiale nucleo abitativo medioevale. Entrando nella via, colpisce un
palazzotto, al numero civico 27, con un pregevole portale in peperino sormontato
da residui di uno stemma su cui si notano tre piccoli monti sovrastati da un
cappello cardinalizio. Notevole per gusto e proporzioni, deve attribuirsi ad un
cardinale della famiglia senese dei Chigi. Tra i numeri civici 24 e 26 vi è una
porcellana dipinta raffigurante la Vergine, opera di artigianato locale del
settecento. La Via Maria Giustiniani è intersecata da vicoletti che si snodano
all'interno dell'agglomerato urbano e qua e là spuntano graziose piazzette. Su
una di queste, detta "Puiarella", si affaccia il Palazzo Savelli nonché palazzo
pretorile. Conserva ancora, sui portali, lo stemma dei Savelli-Anguillara
(recante a destra un'anguilla con collarini lungo il corpo e bocca divaricata,
in alto a sinistra una stella a sette punte). Alcuni ambienti del palazzo erano
utilizzati per la vita economico-amministrativa della comunità come i magazzini,
il forno per la panificazione e il carcere maschile e femminile. Oggi questi
ambienti sono stati riadattati per altri usi. Numerose sono le cantine scavate
nella roccia tufacea, ottime per la conservazione del vino e tuttora utilizzate.
Ritornando sulla Via Maria Giustiniani incontriamo l'Oratorio, sede della
Confraternita della Santissima Trinità. L'interno a navata unica presenta
sull'altare maggiore un affresco quattrocentesco riproducente l’Ascensione della
Madonna tra due Santi martiri: San Lorenzo a destra e probabilmente Santo
Stefano a sinistra. L’altare fu trasformato nel XVII secolo, secondo il gusto
tipico del barocco e si presenta oggi composto da due colonne in stile composito
sormontate da angeli in stucco e decorazioni a finto marmo. Durante tale
trasformazione, a coprire l’affresco, fu messo un dipinto ad olio su tela
rappresentante la Santissima Trinità, oggi mancante. Ricercata inutilmente anche
la tela attribuita al pittore viterbese Domenico Corvi, raffigurante Sant’Antonio
da Padova adorante Gesù, che secondo la schedatura della Soprintendenza per i
Beni Artistici e Storici, si trovava nell’Oratorio.
Appoggiato ad una parete è conservato un maestoso stendardo realizzato nel 1683
dal pittore viterbese Francesco Ciaci. Lo stendardo, in tela, è dipinto su
ambedue le facce. Nel recto, in alto, è rappresentata la Santissima Trinità. In
basso a sinistra San Lorenzo addita la Santissima Trinità ai confratelli, che
indossano le tipiche vesti rosse con cappuccio. Nel verso, una finta cornice
racchiude una veduta della piazza antistante la chiesa parrocchiale
fiancheggiata da due Santi in atto di adorazione e sovrastata da una Madonna con
bambino ed angeli.
Uscendo dalla Via Maria Giustiniani, attraverso l'antica porta medievale, ci
immettiamo nel Borgo San Filippo Neri, nucleo abitativo frutto del piano
urbanistico voluto dal Principe Andrea Giustiniani nel XVII secolo. Esso termina
con una piazzetta dove si affaccia la chiesa dedicata a San Filippo Neri ed oggi
intitolata anche a "Maria Santissima della Pietà". La chiesa è stata eretta
intorno alla prima metà del '600 a ricordo del Cardinale Benedetto Giustiniani,
che si era adoperato presso il Pontefice per la canonizzazione del Santo.
Nella visita pastorale del 1697 è detto: "…Visitò la chiesa di San Filippo Neri
di nuovo costruita dall'Ecc. Signore il Principe Giustiniani e dalla sua Ecc.
madre e in essa finora vi è un unico altare ben provvisto e per questo
sommamente ed espressamente lodò la pietà dei detti Ecc. Principi, tanto era
elegantemente ornato".
All'inizio del XIX secolo la famiglia Giustiniani fa eseguire delle opere di
restauro e di abbellimento all'interno della chiesa: l'aula destinata ai fedeli
viene arricchita da lesene che scandiscono le campiture spaziali, sormontate da
otto capitelli in stucco, al di sopra dei quali è inserita l'aquila Giustiniani;
vengono creati quattro altari e donati oggetti di arredo sacro quali candelabri,
calici, reliquiari, croci d'altare e due incisioni (inchiostro su carta, 1827)
di Raffaello Persichini raffiguranti la crocefissione di nostro Signore. Fra i
lavori eseguiti nel XIX secolo annoveriamo anche il bel soffitto ligneo,
purtroppo alterato da un infelice restauro del 1941. Esso è suddiviso in tre
fasce orizzontali: quella al centro reca un dipinto raffigurante l'ascensione di
San Filippo Neri, mentre le altre recano lo stemma della famiglia Odescalchi che
ha sostituito quello dei Giustiniani.
Nel primo altare a destra un dipinto su tela del XIX secolo rappresenta San
Michele Arcangelo che poggia i piedi sul corpo di Lucifero. E' la copia del
quadro omonimo di Guido Reni che si trova a Roma nella chiesa di Santa Maria
della Concezione. Vuole una tradizione dell'epoca che nelle spoglie del demonio
sia raffigurato il pontefice Clemente X Altieri che perseguitò la famiglia
Barberini già protettrice dell'artista.
Nel secondo altare a destra è rappresentato San Francesco di Paola, vestito del
saio dei Cappuccini, mentre la tela del primo altare a sinistra rappresenta
Sant'Anna, il Bambino e San Giovannino. Nel secondo altare a sinistra, la tela
rappresentante l'apparizione della Vergine a San Filippo Neri è la copia di
un'altra opera di Guido Reni che si trova nella chiesa romana di Santa Maria in
Vallicella.
Nell'altare maggiore è conservata la veneranda immagine della Madonna della
Pietà, particolarmente cara al cuore dei bassanesi.
Chiesa di San Gratiliano Martire
La chiesa di San Gratiliano Martire, una volta solitaria chiesa in aperta
campagna, si trova oggi al centro della zona nuova del paese.
Fu eretta nel
1546, in onore del giovane martire che aveva scelto e voluto sotto la sua
protezione il popolo di Bassano come racconta una tradizionale leggenda che
riportiamo nel capitolo ottavo.
La chiesetta, a navata unica e copertura in
legno a capriate, presenta un'abside semicircolare incorniciata da due paraste
dipinte a fresco, riproducenti motivi a grottesche alternati con motivi ripresi
dal filone classico.
Singolare l'inserimento di personaggi cristiani, quali San Paolo con la spada,
sulla destra, e a sinistra San Pietro con le chiavi, nel tessuto paganeggiante.
Entrambi sono raffigurati diritti, sopra un piedistallo, al di sotto di
un'edicola campaniforme.
Ai lati dell'abside, un ciclo di affreschi racconta la vita ed il martirio del
Santo.
Sul lato destro (dal basso verso l'alto) troviamo: il battesimo di San
Gratiliano impartito da Sant’Eutizio; la predicazione di San Gratiliano a Faleri;
il processo di San Gratiliano a Faleri. Sul lato sinistro (dall’alto verso il
basso) troviamo: il miracolo operato da San Gratiliano, durante la prigionia a
Faleri, su Santa Felicissima che, cieca sin dalla nascita, riacquista la vista;
il martirio di San Gratiliano mediante decapitazione (sullo sfondo
raffigurazione del monte Soratte); il ritrovamento del capo di San Gratiliano
nel luogo in cui sorge l'attuale chiesa. Il ciclo, pur nella sua mediocrità di
esecuzione, presenta una certa "vis" popolareggiante, efficace per la funzione
di raccordo con il fedele, e rappresenta comunque un prezioso documento per la
storia di Bassano.
Dietro l'altare maggiore una tela del 1757 rappresenta San Gratiliano che
sorregge con la mano sinistra una riproduzione della città di Bassano e con la
destra la palma del martirio. A sinistra c'è una veduta della chiesa omonima e
in basso un'iscrizione riporta il nome dell'autore, un pittore bassanese di nome
Cristoforo Bollini.
Chiesa di San Vincenzo Martire
Dalla chiesa di San Gratiliano si prosegue per circa 800 metri in direzione di
Capranica, giungendo su un colle panoramico dove fanno bella mostra di se i
Monti Cimini, i Monti Sabatini e gli Appennini che, nelle limpide giornate
invernali, sono ben visibili con il loro manto bianco. Su tutti predomina la
maestosa sagoma del Monte Terminillo.
Su questo panoramico colle, in posizione dominante su tutta la campagna
circostante, si erge la chiesa di
San Vincenzo Martire, voluta dal marchese
Vincenzo Giustiniani come mausoleo di famiglia. Il Marchese e i suoi discendenti
furono sepolti davanti all'altare del transetto sinistro, dedicato a San
Vincenzo. Il tempio, che alcune fonti attribuiscono a Carlo Maderno, presenta
una facciata monumentale, decorata con lesene, nicchie e cornici; ai lati due
campanili ne completano lo sviluppo lineare. E' coronata da una balaustra nel
cui centro spicca un grande busto del Redentore, raffigurato con barba e veste
drappeggiata, vagamente senatoriale. Tra i due campanili appare la cupola che
completa un effetto scenografico di notevole suggestione, reso ancora più magico
da una appropriata illuminazione, che all'imbrunire ne esalta le linee
armoniose.
L'interno è a croce latina con copertura a botte sulla navata e sul transetto, e
a cupola sul loro incrocio. Colpisce il visitatore la sobrietà dell'insieme e la
purezza di linee di stampo rinascimentale, anche se la chiesa fu edificata in
pieno seicento. Sulla facciata si legge la data 1630, ma, in effetti, nel 1637,
a causa di dissesti statici, la chiesa non era ancora officiata. Vincenzo
Giustiniani, morto nel 1637, non aveva potuto completarla ma aveva comandato nel
testamento "che fosse portata alla ultima perfezione la chiesa da me principiata
… conforme nel disegno e intenzione che sono a notizia di M. Giacomo Pacifici
architetto e M. Nicolò Valle capomastro muratore".
Al centro della navata, a destra, un'iscrizione contenuta in una forma
rettangolare ricorda i lavori di restauro della chiesa fatti eseguire nella
prima metà del secolo XIX dal Principe Vincenzo (III) Giustiniani e dal Vescovo
di Sutri e Nepi, Mons. Anselmo Basilici. Di fronte, nella parte sinistra della
navata, un'altra iscrizione menziona la visita del Pontefice Pio VII effettuata
nel 1805.
Sull'altare del braccio destro del transetto, un dipinto di autore anonimo
rappresenta la nascita del Redentore, mentre su quello del braccio sinistro è
rappresentata l'incoronazione di San Vincenzo Martire.
Nei pilastri a sinistra e a destra dell'accesso al presbiterio due lapidi del
secolo XVII recano la trascrizione di un Breve del Pontefice Innocenzo X. Vi si
legge che sono concesse indulgenze particolari ai fedeli che visiteranno la
chiesa in alcuni giorni dell'anno.
Nella cappella a destra del coro è conservata , la statua del Cristo Portacroce
o Cristo Redentore, commissionata da Metello Vari nel 1514 a Michelangelo
Buonarroti per la chiesa domenicana di Santa Maria sopra Minerva a Roma.
Michelangelo, dopo aver terminato la bozza, si accorse che, proprio sul viso del
Cristo, il marmo aveva una venatura nera. Abbandonò, allora, l'opera e iniziò a
scolpirne una nuova, realizzandola in "diversa positura" rispetto alla prima.
Essa è oggi conservata presso la chiesa di Santa Maria sopra Minerva . La prima
statua fu trattenuta dal Vari e posta ad ornamento del proprio giardino presso
la Minerva. Dopo vari passaggi fu acquistata dal Marchese Vincenzo Giustiniani
che, fattala completare da artisti dell'epoca, la collocò nel suo palazzo
romano. Più tardi, nel 1644, il Principe Andrea Giustiniani, che voleva compiere
la volontà dello zio, la trasferì a Bassano per collocarla sull'altare maggiore
della chiesa di San Vincenzo dove rimase fino al 1979, quando fu sostituita dal
complesso marmoreo del Santo Volto a cui, oggi, è dedicato il santuario. Da
allora la statua fu collocata nella piccola sacrestia ricavata dalla cappella a
sinistra del coro, lontano dagli occhi dei fedeli che ignoravano il valore
artistico dell'opera. Soltanto nel 1998, a seguito di ricerche svolte negli
archivi della famiglia Giustiniani, Silvia Danesi Squarzina e Irene Baldriga
dell'Università La Sapienza di Roma, hanno portato alla luce il vero artefice
dell'opera. La storia del marmo di Michelangelo era rimasta, infatti,
sconosciuta per secoli e la statua era ritenuta una copia con varianti del
Cristo della Minerva.
La chiesa è attualmente di proprietà dei Padri Benedettini Silvestrini che la
ricevettero in dono, insieme all'area circostante, dal Principe Innocenzo
Odescalchi nel 1940.
In quell'epoca il tempio versava in condizioni pessime, come si legge in una
pubblicazione dell'Istituto San Vincenzo del 1954: "...E la rovina irreparabile
sembrava segnata, la grande croce di ferro che sovrastava la cupola, le braccia
contorte, s'era piegata a metà: le pesanti lastre di piombo, come grandi ferite
slabrate, erano state aperte accartocciate come aquiloni e pendevano a brandelli
dalle cuspidi: sulle occhiaie vuote e segregate dei campanili i gufi, nelle
notti stellate, mandavano i loro richiami alle civette: sui cornicioni della
facciata vegetavano e mollemente si avvinghiavano alle colonne di peperino
terminanti l'attico e arditamente salivano fin sulla aureola della statua del
Redentore. L'interno del sacro tempio non era ridotto in migliori condizioni:
dalle vetrate senza vetri, dai tetti senza tegole l'acqua penetrava abbondante,
allagava il pavimento di ardesia, logorava gli stucchi, rovinava i bei marmi
antichi degli altari: i muri erano vellutati dal verde cupo dei licheni: il
salnitro rodeva i pennacchi della cupola: sull'ultimo leggiadro cornicione
fiorivano varie specie di erbe: nella cappella della Madonna, dinanzi alla Sacra
Immagine, una invadente e tenace pianta di fico vegetava rigogliosa e ingrassava
i suoi frutti selvatici. Mani rapaci, avide di chissà quali guadagni, avevano
rubato le finte perle che ornavano il Tabernacolo. E i due fabbricati ai lati
della chiesa? Un cumulo di rovine, covo di serpi, nido di falchi in mezzo al
verde dei sambuchi e delle ficaie selvatiche."
Solamente nei primi undici giorni del mese di novembre, ogni anno il tempio
riapriva il suo portone al popolo bassanese che, seguendo la tradizione dei
Padri, saliva per la strada campestre sino a San Vincenzo per "prendere il
perdono" .
A queste rovine, l'Abate Padre Ildebrando Gregori restituì il primitivo
splendore creando intorno alla chiesa un monastero con annesso collegio per gli
orfani di guerra. Fu realizzato, infatti, un'imponente complesso che ospitò per
molti anni ragazzi bisognosi dando loro la possibilità anche di frequentare le
scuole di ogni ordine e grado. Il 29 settembre 1979, il monumentale tempio di
San Vincenzo Martire, dopo opportuna ristrutturazione, viene intitolato al Volto
Santo di Gesù, con solenne benedizione impartita dall'allora Presule di Sutri e
Nepi Mons. Marcello Rosina. L’immagine del S. Volto e il gruppo statuario che la
racchiude sono opera dello scultore Aronne Del Vecchio di Roma.
Oggi la struttura, ben organizzata ed attrezzata, viene utilizzata come centro
di accoglienza, casa per ferie e luogo di ritiro per attività spirituali.
Padre Ildebrando Gregori, morto in odore di santità il 12 novembre 1985, riposa
a Bassano Romano presso la chiesa di S. Felice da Cantalice, già dei P.P
Cappuccini, ceduta nel 1965 alla congregazione Benedettina delle suore
Riparatrici del Santo Volto di N.S.G. Cristo. Tale congregazione fu voluta
dall'Abate stesso per accogliere le bambine e le giovani vittime della povertà e
dell'abbandono.
Chiesa di Santa Maria dei Monti
Il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze di Bassano Romano prosegue. Dal
colle di San Vincenzo ritorniamo nel centro storico e da qui risaliamo per Via
Oriolo, costeggiando le mura del parco Giustiniani-Odescalchi, fino alla chiesa
campestre di "Santa Maria dei Monti". Essa fu edificata, in posizione
magnificamente panoramica, nel XV secolo, probabilmente in onore della Vergine
protettrice delle messi della comunità. Piccola ma accogliente, conserva nel suo
interno resti di affreschi raffiguranti due personaggi dal nobile aspetto e
nell'abside una Madonna con Bambino. Una tradizione, ancora rispettata, vuole
che il 1° maggio di ogni anno, vi venga celebrata una Santa Messa a conclusione
di una processione votiva che parte dalla Parrocchia e risale fino alla
chiesetta.
Un tempo il percorso processionale si articolava anche all'interno del parco del
Palazzo Giustiniani-Odescalchi.
Lasciato il colle panoramico di Santa Maria dei Monti continuiamo il tragitto
verso la "macchia", immenso bosco dall'aspetto fiabesco, costituito da piante ad
alto fusto con prevalenza di faggi. E' straordinario trovare una faggeta così
lussureggiante a soli 500 metri sul livello del mare, considerato che il faggio
vive bene solo ad altitudini più elevate. Il bosco è di proprietà
dell'Università Agraria di Bassano Romano che, in uno dei punti più suggestivi,
ha realizzato un'area attrezzata per pic-nic.
Ponte delle Vasche
Il ponte fu edificato nel 1738
per volere del Principe Vincenzo Giustiniani ed aveva lo scopo di collegare il
paese con la campagna limitrofa ed in particolare con la chiesa di San Vincenzo.
Al centro del ponte in una edicola sacra è
conservata una pregevole maiolica raffigurante Madonna con Bambino dell’artista
Bartolomeo Terchi.
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