Vincenzo III, l’ultimo del ramo diretto dei Giustiniani


di Domenico Vittorini

Proponiano di seguito un documento rinvenuto presso l’archivio storico della Parrocchia Santa Maria Assunta in Cielo di Bassano Romano.

E’ il 13 novembre 1826 quando l’ultimo dei principi di Bassano, don Vincenzo III, muore all’età di 64 anni munito dei conforti religiosi. Il feretro viene esposto nella cappella del Palazzo di Bassano e il giorno dopo trasportato, con decorosa pompa funebre, alla chiesa di San Vincenzo dove trova sepoltura presso la cappella di famiglia.

Con la morte di Vincenzo III,  l’eredità del ramo diretto dei Giustiniani si estingue e confluisce nel ramo Bandini. Pur rafforzando l’asse ereditario attraverso le doti dai buoni matrimoni contratti (Gonzaga, Boncompagni Ludovisi,  Ruspoli,  Grillo, Mondragone e con gli inglesi conti di Newburg), già sul finire del ‘700 la situazione economica della famiglia era enormemente peggiorata al punto che Vincenzo, figlio di Benedetto, sposato a Nicoletta Grillo di Mondragone, nel giro di meno di dieci anni aveva ottenuto da Pio VI (1775-1799) e Pio VII (1800-1823) te chirografari che lo autorizzavano il primo a contrarre debiti per 75.000 scudi (in data 20.6.1796), il secondo a vendere una delle tenute del patrimonio (in data 28.8.1800) e, infine, il terzo a vincolare la somma di 100.000 scudi (in data 28.8.1803), con ciò tuttavia obbligando non tutto il patrimonio diretto primogenitale bensì l’antico asse trasversale disposto nel fedecommesso del 1631.

I tempi difficili della prima repubblica romana (1798) avevano costretto Vincenzo e i due fratelli Lorenzo e Giacomo, il primo destinato a non avere eredi il secondo destinato alla carriera ecclesiastica (diventerà cardinale) a cedere per alloggio ai “cittadini” francesi a Roma e ai militari, sia la villa di San Giovanni che parte del palazzo.

I tre chirografari papali si rilevarono una trappola quando Cecilia, unica erede di Vincenzo e di tutto l’asse Giustiniani di Roma nel 1815 dovrà procurarsi dote per andare in sposa al nobile Carlo Bandini di Macerata, Nelle obiezioni esposte nella supplica, emerge l’omessa dichiarazione di Vincenzo, al momento del primo chirografario nel Giugno 1796, di essere già padre di Cecilia, nata in febbraio di quello stesso anno: Difatti se la nascita fosse avvenuta dopo la concessione del Papa “avrebbe ascoltata la sua richiesta di dote”, è per questa ragione che, nel 1815, fidanzata al Bandini, impetra una “dote congrua di paraggio” oscillante sui 50-70.000 scudi da trarre sopra i beni del fedecommesso, affinché restassero separate le concessioni pontificie e le disgrazie domestiche. Donna Cecilia concluderà così la sua discendenza diretta sposando il Bandini e trasmetterà a suo figlio Sigismondo i suoi titoli  del ducato di Mondragone eredito dai Grillo e la contea di Newburg, ereditata dalla nonna, confluendo il tutto nel ramo dei Giustiniani Bandini. Il cardinale Giacomo che morirà nel 1843, lo stesso anno del fratello Lorenzo cavaliere di Malta, fu l’ultimo mecenate della case della quale membro onorario della Accademia Romana di Archeologia.

Dopo questi avvenimenti iniziarono molte controversie tra i vari discendenti dei Giustiniani per aggiudicarsi l’asse ereditario istituito dal marchese Vincenzo. 
Sarà Pantaleo Giustiniani di Genova ad ottenere il Principato e gran parte del fedecomesso.

Nel 1854, lo stesso Pantaleo vende il feudo di Bassano al Principe Odescalchi.

Riportiamo il testo del documento tradotto da Don Cleto Tuderti che ringraziamo ancora per la fattiva collaborazione. Ringraziamo infine don Maurizio, sempre attento e disponibile alle nostre iniziative, per averci permesso di accedere all’archivio storico della Parrocchia.

13 novembre 1826

 L'Ecc.mo D.Vincenzo Giustiniani Principe di questa inclita Terra, marito dell'Ecc.ma D.Nicoletta Grillo Mondragoni, di anni 64, dopo tre anni di non lieve infermità qui sofferta, aggravandosi la malattia, si confessò col R. D. Mariano Franconi coadiutore, e ricevuto il santo viatico da me infradetto Arciprete e corroborata dal sacramento dell'Estrema Unzione dallo stesso e sostenuto dalla raccomandazione dell'anima, alla mia presenza mentre ne raccomandavo l'anima, da questa vita migrò nel giorno suddetto il 13 alle 21 1/4. Il suo cadavere rimase esposto per circa 24 ore avanti alla cappella del Palazzo dell'Ecc.ma Casa. Il giorno dopo, 14, alle 21 con decorosa pompa funebre e grande afflusso di popolo fu trasportato alla Chiesa di S.Vincenzo di questo suo patronato. Il giorno seguente, il 15, celebrato il solenne funerale con le dovute cerimonie e canti, fu tumulato nel sepolcro dei suoi avi avanti all'altare di  S.Vincenzo di detta Chiesa. Così è. Antonio Arciprete Moretti.


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