Rapporti tesi tra i bassanesi e la famiglia Odescalchi
12 giugno 1868: la Magistratura del Comune di Bassano lamenta un abuso di potere dei Signori del feudo

( estratto da " La Gazzetta Bassanese"  luglio 2004 )


Il rapporto cordiale con la comunità di Bassano e Casa Giustiniani ricorre spesso nei documenti storici rinvenuti nelle varie sedi, rapporto che invece si incrina con i successivi Signori del feudo bassanese, ossia la famiglia Odescalchi. Il 9 dicembre 1854 quest'ultimi diventano ufficialmente i padroni di tutti i beni siti in Bassano appartenuti ai Giustiniani. Infatti in questa data fu stipulato il contratto di cessione tra il Marchese Don Leonardo Benedetto Giustiniani ed il Principe Don Livio Odescalchi. Ho appena citato che i rapporti si incrinano forse a seguito dello scarso rapporto umano che i nuovi Signori tenevano con la collettività che invece era ben saldo con i predecessori. E' documentato che già dall'inizio della gestione Odescalchi  sorgono diatribe e quella che sottopongo in questo numero della Gazzetta riguarda l'esercizio del diritto di patronato (jus patronato). Con questo diritto i Signori avevano la possibilità di nominare il parroco e  consequenzialmente il dovere di partecipare a tutte quelle spese necessarie per il mantenimento della chiesa. I Giustiniani sono sempre stati attenti agli obblighi che gli derivavano dall'esercitare tale diritto di patronato, invece, da una lettura di alcuni documenti storici conservati presso l'archivio storico del Comune, risulta che gli Odescalchi applicavano i diritti, tralasciando i doveri. In un atto del Tribunale Ecclesiastico  della Città di Sutri, datato 23 marzo 1857, viene sottoscritto dai componenti la Magistratura di Bassano (Organo di governo del Comune) un esposto in quanto i medesimi sono venuti a conoscenza che il Principe Don Livio Odescalchi ha nominato arciprete-parroco Don Filippo Pieri. I sottoscrittori lamentano non tanto la nomina del parroco quanto la mancata assunzione degli oneri derivanti da questo "patronato". Alla medesima rimostranza il Principe Odescalchi risponde con altro atto avanti al Tribunale Ecclesiastico di Sutri, datato 24 aprile 1857, affermando che la denunzia della Magistratura di Bassano era "mal consigliata, insulsa, impertinente, nulla, irrita, ingiusta e vuota al tutto di effetto". Alcuni anni dopo ed esattamente il 12  giugno 1868, sempre avanti il Tribunale ecclesiastico di Sutri, la Magistratura del Comune di Bassano lamenta ulteriore abuso della Casa Odescalchi sempre in merito all'uso del diritto di patronato. Da questo atto così si legge: "Da un avviso pubblicato in Bassano da questa Ecc.ma Curia il 9 giugno corrente alle ore  18 italiane i comparenti sono venuti a conoscere che la Signora Principessa Donna Sofia Odescalchi moglie  di sua altezza il Sig. Principe Don Livio Odescalchi, ……… con la cessione altresì di tutti i diritti onorifici che gli sono inerenti esercitando il diritto di patronato di quella stessa chiesa parrocchiale in sequela della morte del Rev.do Sig. don Filippo Pieri arciprete parroco, sia proceduto alla nomina e presentazione di altro arciprete nella persona del sacerdote Sig. don Paolo Fioravanti di Campagnano". In questo caso la Magistratura contesta che la nomina dell'arciprete sia avvenuta per volontà della Principessa Donna Sofia, la quale, secondo la Magistratura, non aveva titolo per esercitare tale diritto in quanto solo e di esclusiva competenza del marito Don Livio. Per tale motivo dichiarano che il diritto esercitato sia reso nullo e privo di ogni effetto. Da una più attenta ricerca in archivio in effetti non sono arrivato a capire a chi il Tribunale  vesse poi dato ragione, comunque gli atti che sopra ho menzionato sono espliciti nel rappresentare un clima di poca cordialità tra i bassanesi e la famiglia Odescalchi.

 


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