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Il rapporto
cordiale con la comunità di Bassano e Casa Giustiniani ricorre
spesso nei documenti storici rinvenuti nelle varie sedi,
rapporto che invece si incrina con i successivi Signori del
feudo bassanese, ossia la famiglia Odescalchi. Il 9 dicembre
1854 quest'ultimi diventano ufficialmente i padroni di tutti i
beni siti in Bassano appartenuti ai Giustiniani. Infatti in
questa data fu stipulato il contratto di cessione tra il
Marchese Don Leonardo Benedetto Giustiniani ed il Principe Don
Livio Odescalchi. Ho appena citato che i rapporti si incrinano
forse a seguito dello scarso rapporto umano che i nuovi Signori
tenevano con la collettività che invece era ben saldo con i
predecessori. E' documentato che già dall'inizio della gestione
Odescalchi sorgono diatribe e quella che sottopongo in questo
numero della Gazzetta riguarda l'esercizio del diritto di
patronato (jus patronato). Con questo diritto i Signori avevano
la possibilità di nominare il parroco e consequenzialmente il
dovere di partecipare a tutte quelle spese necessarie per il
mantenimento della chiesa. I Giustiniani sono sempre stati
attenti agli obblighi che gli derivavano dall'esercitare tale
diritto di patronato, invece, da una lettura di alcuni documenti
storici conservati presso l'archivio storico del Comune, risulta
che gli Odescalchi applicavano i diritti, tralasciando i doveri.
In un atto del Tribunale Ecclesiastico della Città di Sutri,
datato 23 marzo 1857, viene sottoscritto dai componenti la
Magistratura di Bassano (Organo di governo del Comune) un
esposto in quanto i medesimi sono venuti a conoscenza che il
Principe Don Livio Odescalchi ha nominato arciprete-parroco Don
Filippo Pieri. I sottoscrittori lamentano non tanto la nomina
del parroco quanto la mancata assunzione degli oneri derivanti
da questo "patronato". Alla medesima rimostranza il Principe
Odescalchi risponde con altro atto avanti al Tribunale
Ecclesiastico di Sutri, datato 24 aprile 1857, affermando che la
denunzia della Magistratura di Bassano era "mal consigliata,
insulsa, impertinente, nulla, irrita, ingiusta e vuota al tutto
di effetto". Alcuni anni dopo ed esattamente il 12 giugno 1868,
sempre avanti il Tribunale ecclesiastico di Sutri, la
Magistratura del Comune di Bassano lamenta ulteriore abuso della
Casa Odescalchi sempre in merito all'uso del diritto di
patronato. Da questo atto così si legge: "Da
un avviso pubblicato in Bassano da questa Ecc.ma Curia il 9
giugno corrente alle ore 18 italiane i comparenti sono venuti a
conoscere che la Signora Principessa Donna Sofia Odescalchi
moglie di sua altezza il Sig. Principe Don Livio Odescalchi,
……… con la cessione altresì di tutti i diritti onorifici che gli
sono inerenti esercitando il diritto di patronato di quella
stessa chiesa parrocchiale in sequela della morte del Rev.do
Sig. don Filippo Pieri arciprete parroco, sia proceduto alla
nomina e presentazione di altro arciprete nella persona del
sacerdote Sig. don Paolo Fioravanti di Campagnano".
In questo caso la Magistratura contesta che la nomina
dell'arciprete sia avvenuta per volontà della Principessa Donna
Sofia, la quale, secondo la Magistratura, non aveva titolo per
esercitare tale diritto in quanto solo e di esclusiva competenza
del marito Don Livio. Per tale motivo dichiarano che il diritto
esercitato sia reso nullo e privo di ogni effetto. Da una più
attenta ricerca in archivio in effetti non sono arrivato a
capire a chi il Tribunale vesse poi dato ragione, comunque gli
atti che sopra ho menzionato sono espliciti nel rappresentare un
clima di poca cordialità tra i bassanesi e la famiglia
Odescalchi.
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