La Famiglia Anguillara

( estratto da " La Gazzetta Bassanese"  aprile 2004 )


Lo stemma della famiglia Anguillara raffigura una croce formata da due anguille. La presenza di questo pesce nell'insegna araldica, fa supporre che le origini del casato vadano ricercate nell'omonima località posta sul lago di Bracciano. Ad Anguillara, infatti, in epoca romana si trovava una villa denominata "angularia", secondo alcuni studiosi perchè situata in un punto in cui la costa segnava un angolo, secondo altri perché potevano esserci degli allevamenti di anguille. Le origini di questa famiglia sono antiche: in una pergamena dell'XI secolo, conservata nell'archivio di Santa Maria in Trastevere, troviamo menzione di un tal Guido, conte di Anguillara, figlio di Bellinzone. Capostipite della casata, deve ritenersi il conte Ramone, che dimora nel castello costruito sull'alto sperone di roccia che si affaccia sul lago. Secondo la leggenda, Ramone uccise uno spaventoso drago che atterriva Malagrotta e, per riconoscenza, il papa gli donò tutta la terra che poté percorrere in un giorno. Con Pandolfo I, nato nella seconda metà del XII secolo, la famiglia Anguillara entra ufficialmente nella storia della Tuscia e di Roma. Il conte Pandolfo II, nato nella prima metà del secolo XIII, a differenza di Pandolfo I ardente ghibellino e sempre fedele all'imperatore, è guelfo e accanito avversario di Pietro di Vico. Contribuisce notevolmente a rafforzare il dominio pontificio nel Lazio. Lo vediamo alla guida di numerose azioni militari. Nel 1260 combatte, con esito favorevole, contro Todi e Foligno allora ribelli alla Chiesa; nel 1264 sta a fianco del pontefice Urbano IV contro Pietro di Vico, occupa Sutri e assedia il capo dei ghibellini; nel 1274 e nel 1275 viene eletto podestà del comune di Viterbo e promuove la lotta contro gli eretici. Dal 1284 non si hanno più notizie e la sua morte si colloca tra il 1291 e il 1294. Durante il 1300 le notizie sulla famiglia diventano più numerose. Il conte Orso, senatore del ducato di Roma, tra il dicembre del 1336 e il gennaio del 1337, ospita nel suo castello di Capranica Francesco Petrarca. Il poeta viene da lui stesso incoronato "sommo" nella pasqua del 1341 in Campidoglio, nel corso di una solenne e fastosa cerimonia. Intorno alla metà del XV secolo, momento di forti tensioni e lotte tra i potenti signori ed il papato per il governo del territorio, è attivo Everso degli Anguillara. Valoroso uomo d'armi, combatte, fedele al papato, contro i Prefetti di Vico e li sconfigge definitivamente. Approfitta con abilità del favore di cui gode presso il pontefice e allarga molto la sfera del suo diretto dominio territoriale verso la zona settentrionale del Patrimonio con l'acquisto di Vetralla, Vico e Caprarola, feudi già appartenuti ai di Vico. Persegue l'idea di creare uno stato indipendente da contrapporre ai possedimenti che la Chiesa ha nel Patrimonio. Il motivo per il quale Everso non riesce a realizzare questo suo disegno è da ricercare, da una parte nelle arretrate condizioni sociali ed economiche del Patrimonio che bloccano i grandi feudatari e lo stesso Everso nei loro fortificati domini di campagna, non permettendo loro di inserirsi nella vita politica della città; dall'altra nella presenza di forze politiche potenti che contrastano in ogni modo e in ogni momento il disegno dell'Anguillara: la Chiesa, gli Orsini e i guelfi delle varie città del Patrimonio. A questo si aggiunga il fatto che Everso non riesce a trovare alleanze fuori del ristretto mondo laziale e neppure riesce ad inserirsi nel complesso gioco politico italiano. Muore nel 1464: i suoi due figli, eredi dei possedimenti paterni, vengono addirittura scomunicati da papa Paolo II, imprigionati o costretti all'esilio. Abbiamo notizie di Renzo o Lorenzo degli Anguillara, grande condottiero, che viene chiamato a difendere Roma durante il saccheggio dei lanzichenecchi di Carlo V (1527), ma non riuscirà ad impedirlo a causa dell'impeto dei fanti tedeschi. Grazie alle sue imprese il papa Leone X gli fa dono di nuovi possedimenti tra cui Blera e Calvi (nell'Umbria), che si vanno ad aggiungere ai feudi di cui era già proprietario: Ceri, Magliano Romano e Bassano. Il figlio di Lorenzo, Giampaolo detto Titta ha solo una figlia, Portia e così dopo la sua morte il fratellastro Lelio dell'Anguillara eredita tutti i beni. Lelio risiede stabilmente nel palazzo di Bassano e amministra il feudo con metodi improntati alla violenza e al sopruso. Nel 1572 il feudo e gli altri possedimenti e beni di Lelio sono ereditati dalla nipote Portia che sposa, in seconde nozze, Paolo Emilio Cesi. Portia, donna devota e caritatevole, subisce i maltrattamenti del marito, il quale sfrutta le risorse economiche della moglie per poter ottenere maggior prestigio nell'ambiente romano di quegli anni. Portia alla sua morte (1590) lascia i suoi beni al figlio Andrea e nel suo testamento acconsente anche alla cessione del feudo di Bassano a favore di Flaminio Anguillara, in cambio però di una ingente somma da versare al figlio Andrea. Nel 1595, Flaminio a causa dei forti debiti contratti, si vede costretto a vendere, per 55.000 scudi, il feudo di Bassano a Giuseppe Giustiniani e così può liquidare Andrea. (continua)

 


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