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Lo stemma della
famiglia Anguillara raffigura una croce formata da due anguille.
La presenza di questo pesce nell'insegna araldica, fa supporre
che le origini del casato vadano ricercate nell'omonima località
posta sul lago di Bracciano. Ad Anguillara, infatti, in epoca
romana si trovava una villa denominata "angularia", secondo
alcuni studiosi perchè situata in un punto in cui la costa
segnava un angolo, secondo altri perché potevano esserci degli
allevamenti di anguille. Le origini di questa famiglia sono
antiche: in una pergamena dell'XI secolo, conservata
nell'archivio di Santa Maria in Trastevere, troviamo menzione di
un tal Guido, conte di Anguillara, figlio di Bellinzone.
Capostipite della casata, deve ritenersi il conte Ramone, che
dimora nel castello costruito sull'alto sperone di roccia che si
affaccia sul lago. Secondo la leggenda, Ramone uccise uno
spaventoso drago che atterriva Malagrotta e, per riconoscenza,
il papa gli donò tutta la terra che poté percorrere in un
giorno. Con Pandolfo I, nato nella seconda metà del XII secolo,
la famiglia Anguillara entra ufficialmente nella storia della
Tuscia e di Roma. Il conte Pandolfo II, nato nella prima metà
del secolo XIII, a differenza di Pandolfo I ardente ghibellino e
sempre fedele all'imperatore, è guelfo e accanito avversario di
Pietro di Vico. Contribuisce notevolmente a rafforzare il
dominio pontificio nel Lazio. Lo vediamo alla guida di numerose
azioni militari. Nel 1260 combatte, con esito favorevole, contro
Todi e Foligno allora ribelli alla Chiesa; nel 1264 sta a fianco
del pontefice Urbano IV contro Pietro di Vico, occupa Sutri e
assedia il capo dei ghibellini; nel 1274 e nel 1275 viene eletto
podestà del comune di Viterbo e promuove la lotta contro gli
eretici. Dal 1284 non si hanno più notizie e la sua morte si
colloca tra il 1291 e il 1294. Durante il 1300 le notizie sulla
famiglia diventano più numerose. Il conte Orso, senatore del
ducato di Roma, tra il dicembre del 1336 e il gennaio del 1337,
ospita nel suo castello di Capranica Francesco Petrarca. Il
poeta viene da lui stesso incoronato "sommo" nella pasqua del
1341 in Campidoglio, nel corso di una solenne e fastosa
cerimonia. Intorno alla metà del XV secolo, momento di forti
tensioni e lotte tra i potenti signori ed il papato per il
governo del territorio, è attivo Everso degli Anguillara.
Valoroso uomo d'armi, combatte, fedele al papato, contro i
Prefetti di Vico e li sconfigge definitivamente. Approfitta con
abilità del favore di cui gode presso il pontefice e allarga
molto la sfera del suo diretto dominio territoriale verso la
zona settentrionale del Patrimonio con l'acquisto di Vetralla,
Vico e Caprarola, feudi già appartenuti ai di Vico. Persegue
l'idea di creare uno stato indipendente da contrapporre ai
possedimenti che la Chiesa ha nel Patrimonio. Il motivo per il
quale Everso non riesce a realizzare questo suo disegno è da
ricercare, da una parte nelle arretrate condizioni sociali ed
economiche del Patrimonio che bloccano i grandi feudatari e lo
stesso Everso nei loro fortificati domini di campagna, non
permettendo loro di inserirsi nella vita politica della città;
dall'altra nella presenza di forze politiche potenti che
contrastano in ogni modo e in ogni momento il disegno dell'Anguillara:
la Chiesa, gli Orsini e i guelfi delle varie città del
Patrimonio. A questo si aggiunga il fatto che Everso non riesce
a trovare alleanze fuori del ristretto mondo laziale e neppure
riesce ad inserirsi nel complesso gioco politico italiano. Muore
nel 1464: i suoi due figli, eredi dei possedimenti paterni,
vengono addirittura scomunicati da papa Paolo II, imprigionati o
costretti all'esilio. Abbiamo notizie di Renzo o Lorenzo degli
Anguillara, grande condottiero, che viene chiamato a difendere
Roma durante il saccheggio dei lanzichenecchi di Carlo V (1527),
ma non riuscirà ad impedirlo a causa dell'impeto dei fanti
tedeschi. Grazie alle sue imprese il papa Leone X gli fa dono di
nuovi possedimenti tra cui Blera e Calvi (nell'Umbria), che si
vanno ad aggiungere ai feudi di cui era già proprietario: Ceri,
Magliano Romano e Bassano. Il figlio di Lorenzo, Giampaolo detto
Titta ha solo una figlia, Portia e così dopo la sua morte il
fratellastro Lelio dell'Anguillara eredita tutti i beni. Lelio
risiede stabilmente nel palazzo di Bassano e amministra il feudo
con metodi improntati alla violenza e al sopruso. Nel 1572 il
feudo e gli altri possedimenti e beni di Lelio sono ereditati
dalla nipote Portia che sposa, in seconde nozze, Paolo Emilio
Cesi. Portia, donna devota e caritatevole, subisce i
maltrattamenti del marito, il quale sfrutta le risorse
economiche della moglie per poter ottenere maggior prestigio
nell'ambiente romano di quegli anni. Portia alla sua morte
(1590) lascia i suoi beni al figlio Andrea e nel suo testamento
acconsente anche alla cessione del feudo di Bassano a favore di
Flaminio Anguillara, in cambio però di una ingente somma da
versare al figlio Andrea. Nel 1595, Flaminio a causa dei forti
debiti contratti, si vede costretto a vendere, per 55.000 scudi,
il feudo di Bassano a Giuseppe Giustiniani e così può liquidare
Andrea. (continua)
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