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di Rita
Fabretti
Il nostro paese
può vantare origini etrusche o romane? Alla luce delle ricerche
e degli studi fino ad oggi conosciuti, nessuna fonte d'archivio
e nessun ritrovamento archeologico avvalorano questa ipotesi.
Significativo è anche il fatto che non troviamo alcun
riferimento al nostro territorio nelle opere storiche di Livio,
Diodoro e Velleio Patercolo. Sfatiamo anche la leggenda secondo
la quale il paese sarebbe stato popolato da donne "di malaffare"
sutrine, stabilitesi nel nostro territorio al seguito di
soldatesche napoletane. Per amore di verità storica - tirino un
sospiro di sollievo i benpensanti - il fatto è accaduto ma è
avvenuto nel sec. XVI ed è il seguente: l'antichissima città di
Sutri iniziava a perdere il suo antico splendore e lungo la via
Cassia, a ridosso dell'anfiteatro, le autorità sutrine avevano
relegato a vivere le persone più povere e più misere del paese.
Nell'anno 1536, in occasione di una visita papale, il vescovo
Ghisleri, preoccupato dell'immagine poco edificante e nobile che
sarebbe improvvisamente apparsa al pontefice, decise di
trasferire, temporaneamente, quel miserrimo popolo a Bassano in
località "Foiano". Le notizie in nostro possesso permettono,
invece, di affermare che le origini di Bassano non sono
probabilmente antecedenti al primo millennio dopo Cristo: sembra
che il primitivo castello sia stato edificato dai Sutrini tra il
1157 e il 1175. Il rettore Malvolti, nel 1298, annovera il
nostro paese tra i feudi che pagano il focatico. I documenti
tacciono fino al 1354 quando il cardinale Albornoz, incaricato
di mettere ordine tra i feudi che erano sotto la giurisdizione
dello stato della Chiesa, registra il nome di un certo Riccardo
di Puccio quale signore della "terra di Bassano". Nel 1363
risulta da un atto relativo alla tutela affidata a Francesca,
vedova di Giovanni degli Anguillara, che questa famiglia vantava
diritti su un terzo del territorio. Ancora una volta le fonti e
le notizie si interrompono fino ad arrivare al 1428 e, a questa
data, sappiamo che il feudo era per due terzi già degli
Anguillara, ma Everso II, appartenente ad un altro ramo della
famiglia, se ne impossessa; alla sua morte, avvenuta nel 1464,
il ramo degli Anguillara di Ceri recupera i suoi diritti e nel
1428 Sisto IV assegna agli Anguillara anche il terzo del
territorio che apparteneva ai Savelli. Viene così a determinarsi
una situazione alquanto anomala: il feudo di
Bassano diventa, per
usare un termine moderno, un condominio dove le due famiglie
signore del "castellum" convivono malamente e cercano di
prevalere l'una sull'altra con continue scaramucce. Le
rivendicazioni dei Savelli sulla terra di Bassano finalmente
cessano nel 1505 con l'accettazione di un compenso in danaro
offertogli dagli Anguillara. Dal XVI al XVIII secolo abbiamo,
per fortuna, una notevole documentazione d'archivio grazie alla
quale è stato possibile ricostruire la storia del feudo. Prima
di entrare nel merito della trattazione, ci sembra opportuno
fare una breve introduzione storica all'argomento. All'inizio
del secolo XV, in molte zone dell'Italia centrosettentrionale,
si assiste ad una ripresa delle istituzioni feudali. Questo
serve a creare nuove aristocrazie di nobili fedeli, a premiare
amici e clienti, a raccogliere denaro. Nel XVI e nel XVII secolo
tale processo di "rifeudalizzazione" si lega, soprattutto,
all'interesse per la terra dei mercanti e dei banchieri i quali,
a seguito della svalutazione della moneta, investono o
acquistando proprietà fondiarie, o prendendo in affitto feudi.
Sarà interessante analizzare in che modo il feudo di Bassano,
posto all'interno dello Stato pontificio e appartenuto
nell'ordine agli Anguillara, ai Giustiniani e dal 1854 agli
Odescalchi, interagirà con il potere centrale. (continua)
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