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Nato
a Bassano di Sutri (Viterbo) il 15 gennaio 1902, fucilato al Forte
Bravetta (Roma) il 31 dicembre 1943, insegnante, Medaglia d’oro al valor
militare alla memoria.
Aveva compiuto il servizio di leva e l’aveva concluso come ufficiale di
complemento nel 26° Reggimento Fanteria “Bergamo”. Nel 1924 era poi
entrato nella Guardia di Finanza come “sottobrigadiere” e in questo
Corpo era rientrato ed uscito a più riprese, con i “richiami” che
avevano intervallato il suo impegno, prima di insegnante elementare e
poi di storia e filosofia, al Liceo “Umberto I” di Viterbo, che oggi
porta il suo nome. Due tragedie familiari (la morte della figlioletta
Magda e, poco dopo, quella della moglie Cristina e della bambina che
aveva in grembo), l’avevano sconvolto ed avevano indotto Mariano
Buratti, nel 1936, ad arruolarsi nella MVSN per partecipare alla guerra
d’Africa. Ne era tornato nel 1937, aveva ripreso gli studi e
l’insegnamento, per tornare di nuovo in divisa nella Guardia di finanza
nel 1941 e poi nel 1942 e ancora nel 1943, quando già s’era formato una
nuova famiglia ed era diventato seguace di Guido De Ruggiero.
Grazie a questa frequentazione, dopo la caduta del fascismo Buratti era
entrato nel Partito d’Azione. Quando sopravvenne l’armistizio si diede
alla clandestinità, organizzando sui monti del Cimino una banda
partigiana (che portava il suo nome), formata prevalentemente da ex
militari che erano stati suoi allievi a scuola. Il 13 dicembre 1943
l’insegnante azionista cadde nelle mani dei nazifascisti, sul piazzale
di ponte Milvio a Roma. Condotto in via Tasso (sede dell’SD, la brutale
polizia politica comandata dal maggiore Herbert Kappler) e poi a Regina
Coeli, fu fucilato due settimane dopo, con altri otto patrioti, al Forte
Bravetta.
La motivazione della Medaglia alla sua memoria recita: “Nobilissima
tempra di patriota, valente ed appassionato educatore di spiriti e di
intelletti. Raccoglieva intorno a sé, tra i monti del Viterbese, un
primo nucleo di combattenti dal quale dovevano sorgere poi valorose
formazioni partigiane. Primo fra i primi nelle imprese più rischiose,
animando con l’esempio e la parola i suoi compagni di lotta, infliggeva
perdite al nemico e riusciva ad abbattere un aereo avversario. Arrestato
in seguito a vile delazione, dopo aver sopportato, con la fierezza dei
forti e col silenzio dei martiri, indicibili torture, veniva
barbaramente trucidato dai suoi aguzzini. Esempio purissimo di sublime
amor di Patria”.
Nel suo paese natale, che oggi si chiama Bassano Romano, a Mariano
Buratti hanno intitolato una via; in Piazza dei Caduti, a Viterbo, lo
ricorda una lapide. Un ritratto di Buratti è stato collocato, nel
sessantesimo della sua esecuzione, nel Museo storico della Guardia di
Finanza |
ONORIFICIENZE
Medaglia d'oro al valor militare
«Nobilissima tempra di patriota, valente ed
appassionato educatore di spiriti e di intelletti. Raccoglieva intorno a
sè, tra i monti del Viterbese, un primo nucleo di combattenti dal quale
dovevano sorgere poi valorose formazioni partigiane. Primo fra i primi
nelle imprese più rischiose, animando con l’esempio e la parola i suoi
compagni di lotta, infliggeva perdite al nemico e riusciva ad abbattere
un aereo avversario. Arrestato in seguito a vile delazione, dopo aver
sopportato, con la fierezza dei forti e col silenzio dei martiri,
indicibili torture, veniva barbaramente trucidato dai suoi aguzzini.
Esempio purissimo di sublime amor di Patria.[1]»
— Monti del Viterbese - Roma, 31 gennaio 1944 |