Compagnia teatrale
DO POJO DE PICIO


TITTANICCHE

La commedia e' ambientata nella Bassano della prima meta' del' 900, quando una famiglia di bassanesi, composta da moglie marito e due figli..decidono di vendere il terreno che costituiva la loro unica fonte di guadagno.Il capo famiglia Ndrea decise di vendere il terreno poichè lavorava tutto il giorno faticosamente e di certo non conduceva una vita da persona altolocata. riuscendo a convincere l' intera famiglia, decise quindi di vendere il terreno e con i proventi acquistati dalla vendita hanno pensato bene di acquistare dei biglietti, grazie ai quali sarebbero potuti salire a bordo del Titanic e tentare la fortuna andando alla volta dell' America, luogo celebre per la bella vita, per la gente benestante e per le star del cinema di Hollywood. Speravano anch' essi di diventare ricchi in America, che sarebbero potuti diventare un giorno..attori,dottori e chissa' cosa..e non piu' i vecchi poveri e miseri agricoltori..mestiere da loro sempre fatto con amore ed ora tanto disprezzato poiche' era risultato essere veramente poco redditizio. Dopo mille peripezie sulla nave, quest' ultima ando' ad urtare contro un iceberg di dimensioni abnormi. Persero la vita migliaia e migliaia di persone...ma loro ..fortunatamente..no!..tornarono a Bassano...e per gentile concessione del contadino al quale avevano precedentemente venduto il terreno...tornarono ad occuparsi del loro appezzamento di terra a Tazzano, riacquistato con pochissimi soldi. A questo punto il poeta narrante conclude la commedia facendo riflettere con una poesia in rima baciata l' intera famiglia di poveri bassanesi e tutto il pubblico presente:

Eh..ede’ proprio vero..
I detti nun sbajeno mai
E si i senti te repareno da tutti i guai.
Troppi ne pozzo mensua’
Si a sta famia lo da ‘ mpara a campa’
Comme..ammo cello ingordo li crepa o gozzo
Opure…ammo cello che vola o ciarvello li sona.
Issi pensavano de i in America e trova l’ oro
Invece edera a Bassano che c’ avevano o tesoro.
Quanno dico tesoro nun parlo ne de oro, ne d argento, ne de bronzo
ma de i soliti averi de o bassanese,povero stronzo!
Nun se parla ne de machine, cinema e dottori
ma de asini, cocozzole e pummidori.
Nun c’ avremo ne sordi, ne boria, e ne fama
E vabbe’, ma a noi ede’ a vigna che ce sfama.
O bassanese nun po’ fa a vita dell’ americano:
uno c ha i palazzi, quill’artro zappa do pantano,
l americano crede amme streghe e ammo malocchio
o bassanese fa magna’ o porco ntro’ trocchio,
all’ americano li sa be’ i in giro co’ a giacchettella,
o bassanese gode zappanno sotto o sole che te lardella.
O bassanese nun po’ fa l americano,
ma che sciapiggiamo!!1
Ma mica perche’ ede’ piu’ stupito o deficiente
Ma perche’ e’ propio deferente.
L americani de ricchezza so piu’ ngordi
‘nculeno tutti pur de fa i sordi
I bassanesi faranno a gara pe chi c ha piu’ tigna
Pe magnasse sempre i pummidori da si vigna.
Co sto viaggetto sta famia a patito
Pure quanno be raccontavo stavo sempre ucellito,
a forza de rida c hanno fatto vieni’ un stomico’
pero’ a issi e a noi tutti c hanno’ mparato ‘na bella lezio’,
issi hanno apprezzato de piu’ Bassano
e o potere che c’ avevano su a Tazzano
e a noi c hanno ‘mparato che:
chi sputa ‘ntro’ piatto dove magna
dima’ a porvere se magna..!!!

Emanuele Maggi

 

 

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